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::: LA COLONNA DI MATIAS SUPAN :::

Bartenders: Il mercato lavorale
(Aprile 2003)

A partire dell'uscita del 1 al 1 in gennaio di 2002, tutta l'economia argentina, come è saputo, si è ancora più rallentata, accelerando la spirale recessiva che già veniva sopportando. L'universo di bars e servizi di cocktails sotto cui si nuclèano tutto tipo di imprese gastronomiche, discos, megas, pubs, locali classici e moderni, bars tematiche, organizzazioni di eventi, ecc. ecc., non potevano sottrarsi si allo shock che significò allora la svalutazione e della moneta. Parleremo di come ha affettato (e continua affettando) al mercato lavorale, ci riferiamo esattamente alla richiesta di professionisti per l'attenzione del pubblico nei bars.

  
 

Il fenomeno fu semplice e si espresse così: la gente, direttamente, cominciò a spendere meno. Se bene questo non ebbe importanza nell'affluenza ai locali (con la sola eccezione di quelli con più alti costi, |coloro soffrirono le tante diserzioni in primo luogo) la tendenza si fece selettiva, rovesciandosi a favorire dei locali con prezzi più modici, con una simultanea esigenza di maggiori e migliori servizi per lo stesso prezzo, e alle volte per meno denaro di quello che erano abituati a pagare nel rubro gastronomico.

Questo comportamento del pubblico ebbe un'enorme incidenza sul pensamento delle imprese. L'altro elemento fu la distorsione del costoso ed come repentinamente erano irraggiungibili le bibite importate, con la sua immediata sostituzione nelle Carte dei drinks per prodotti nazionali, improvvisati in alcuni casi, non in tutti dunque, giacche molte distillerie e liquorerie nazionali hanno una vasta esperienza nell'elaborazione di Acquerdenti e liquori. Ma, ovvio, nessuno era preparato per il terremoto economico che si veniva.

Le strategie furono abbastanza prevedibili: si mise molta attenzione in due cose: si avvertì che a presenza di simpatiche barwomans nelle bars facilitava che, per esempio, le consumatrici presero più fiducia con quello di occupare uno sgabello e prendersi un cocktail (alcuni vecchi di miti le facevano più rinnuenti). Ed di pronto le barwomans generavano quella fiducia. Si poteva parlare più apertamente da donna a donna, correvano più rumori nell'ambiente, ecc. ecc.. Ed è saputo, dove stanno le donne, lì vanno gli uomini. Le bars cominciarono a riempirsi ancora, i drinks uscirono di più nonostante la crisi. Parallelamente si trattò di accompagnare l'esigenza del pubblico, migliorando al massimo il servizio. Migliore attenzione, aggiornamenti, si rinnovò l cristalleria, si aggiornarono molte carte di drinks, si richiesero più bartenders che sapessero flairs, ecc. ecc.
Assieme a questo, le imprese cominciarono a chiedere ai postulanti a posti di Barman/barwoman una capacitazione molto esigente. Servizio al cliente, in qualsiasi programma di abilitazione, è adesso un punto essenziale tanto come le molte nozioni tecniche che richiede la formazione di un Professional Bartender di molto esito.

Capacitarsi è la chiave. Tra un buonissimo barista amateur ed uno con scuola, la differenzia è notevole. I vantaggi nel mercato lavorale stanno a favore dei più preparati. E non credo che questa tendenza cambi. Al contrario, questa professione, che ha l'aggiunta di essere anche una vera passione e che costituisce un universo pieno di possibilità di realizzazione personale, seguirà quel cammino come lo ha fatto da sempre, chiedendo più preparazione, evolvendo verso l'eccellenza, che è un ideale dietro il quale il professionale deve andare senza dubitarlo.



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