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I tornei - Parte I: come funzionano (Giugno 2003)
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Può dirsi che per il Bartender Professional competere, presentarsi in tornei di fronte ai suoi pari, è in Argentina o in alcune delle grandi cattedrali del circuito internazionale, in U.S.A. o in Inghilterra, semplicemente può formare parte di un promettente cammino. Ovviamente, non è obbligatorio competere per sviluppare una carriera di successo, questo deve restare ben in chiaro. Ma più in là dell'esito o del fallimento (come si ha detto, spesso due impostori ) l'esigenza di allenamento e preparazione che si richiede per partecipare in tornei di "alta performance" sottomette da sé stesso ad un'enorme lista di benefici per il professionista delle bars.
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La prima condizione per competere è avere una forte volontà di partecipazione. Quella determinazione, quando è genuina, genera nel animo la necessaria dedicazione, concentrazione e continuità nello sforzo che richiederà l'impresa. Si deve avere in conto che ci si dovrà mettere di fronte ad una buona quantità di pressioni di tutta specie, in primo luogo la degli altri partecipanti. È che alle grandi competenze solo si arriva attraverso il lavoro, e tutti quelli che accedono a questa istanza hanno lavorato molto duro per stare lì, senza aver dormito mai negli allori. È un cammino evolutivo, c'è una progressione in tutto. Dalle prime routine classiche, a quelle che si deve dominare alla perfezione, fino ad ottenere dalla nostra capacità creativa il migliore dei risultati, quelli che saranno decisivi alla vista di qualsiasi giurato. Nello stesso modo, è necessario sommare esperienza, e questo si acquista cominciando nei piccoli tornei, per esempio, quelli del nostro paese.
I tornei di minore importanza, come quelli che abitualmente si giocano in Argentina, hanno il valore di dare gli all'aspirante a competere nelle grandi leghe internazionali, con la sua caterva di premi, denaro e riconoscimento, l'esperienza di agire in tempo reale con pubblico reale, fuori dell'ambito tranquillo dell'aula di allenamento. Qualsiasi torneo, grande o piccolo, si gioca in caldo, ed ogni azione, ogni riuscita o errore si esprime in punteggi. Il pubblico è turbolento, le luci ti accecano, la musica avvolge tutto, a quello che si deve aggiungere le pressioni proprie a quelle sotto le quali è sottometto il competitore nella sua vita privata. Spesso l'allenamento stanca perché si deve fare al di fuori dell'orario di lavoro, sacrificando ore di riposo, lasciando per dopo cose che importano. ed ognuno dei partecipanti hanno costruito le loro routine attraverso circostanze simili. Questa esperienza in tornei nazionali è necessaria per accedere ad un livello superiore di competenza. Ma c'è anche, si vinca o si perda, un guadagno occulto: con il training si somma più eccellenza, in qualità di servizio nella bar dove notte a notte il Bartender Profesional dare guadagnarsi la vita.
Internazionale parlando ci sono due tipi di grandi tornei. I Top: Il Road House, in Londra, Inghilterra, di "Esibizione e Show", ed quello per Bartenders, Legends of Bartending, in Las Vegas, Nevada, U.S.A. Da lì sono sorti alla notorietà professionali di molte nazionalità, tra loro vari argentini. Tra i 20 migliori: Dagli U.S.A. non si può non menzionare a Ken Hall e Alan Mays. Dall'Inghilterra, al molto notevole Neil Gardner e Toby Hilton, così come anche è dovere distaccare al lituano Mindangas Gradecas, all'iraniano Behenam Gerami ed all'italiano Francesco Leoni. Anche gli argentini sono presenti, ed in gran formazione. Durante gli ultimi tempi, e da qualchetempo in qua, varie figure hanno potuto collocarsi tra i migliori del mondo ed incluso in punta al ranking. Parliamo di Cristian Delpech, Adriano Marcellino, Danny Rossi, tra altri grandi barmans che stanno facendo una brillante carriera nel circuito internazionale. Li menzioniamo con speciale orgoglio giacche loro sono stati alunni prediletti di FORUM Bartender School.
Nella prossima nota seguiremo parlando di questo.
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